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Tecnologia e salute. Parliamo di Immuni

Si chiama Immuni l’App scelta dal governo per accompagnare la fase 2 dell’emergenza Covid-19 e gestire il tracciamento dei contatti fra persone via bluetooth quando sarà nuovamente possibile spostarsi (più o meno) liberamente.

Immuni è stata sviluppata attraverso il lavoro congiunto di un team molto lombardo, composto dalla software house Bending Spoons, dal Centro Medico Santagostino e da Jakala, società di marketing tech anch’essa con base a Milano.

Se inizialmente era sembrato che Immuni diventasse obbligatoria per tutti gli italiani, il 21 aprile la Presidenza del Consiglio ha chiarito che il download e l’uso di Immuni sarà su base volontaria e partirà da maggio. Intanto in Lombardia, i residenti vengono invitati a scaricare l’App regionale, con la funzione CercaCovid di cui avevamo parlato nei giorni scorsi.

La relazione fra tecnologia e salute – delle cui evoluzioni avevamo scritto nel post Health innovation. La salute è patient-centric del 31 gennaio scorso – è oggi protagonista sulle prime pagine dei quotidiani e fa da apertura ai tg nazionali.

Sono tante le domande aperte: cosa significa contact tracing? È prevista la geo-localizzazione? Ma cosa ne è dei dati personali e dove vanno a finire? Sono domande a cui governo e programmatori di Immuni dovranno continuare a rispondere nelle prossime settimane.

Vogliamo condividere qui alcune riflessioni digitali di Laura Rossi, founder di H-Maps, App di health-care dedicata a chi è affetto/a da Linfoma Hodgkin e Non Hodgkin e patologie mieloproliferative. H-Maps è stata progettata, realizzata e testata con successo con il contributo del personale medico-infermieristico e dei pazienti della Clinica ematologica del Policlinico San Martino di Genova ed usata in due studi pilota. Per tutti questi elementi, riteniamo Rossi una persona competente sul tema e i suoi dubbi utili, se non necessari.

In un lungo post che vi consigliamo di recuperare sulla pagina Facebook di H-Maps, si legge:

“La prima regola quando si decide di creare una nuova app è quella di rispondere adeguatamente al bisogno richiesto, che in questo caso sarebbe contenere l’epidemia. Siamo sicuri che Immuni sia una soluzione adeguata? E poi: si prevede possa funzionare quando il 60% della popolazione avrà aderito al progetto. Evidentemente non si è contato il digital divide, che cresce all’aumentare dell’età, ovvero tra quella fascia di popolazione che è anche la più colpita dal virus. Ma se anche riuscissimo a dotare tutti di smartphone e di quel minimo di competenze per installare l’App, a quel punto non si potrebbe più dimenticare il telefono a casa, nemmeno per andare a buttare la spazzatura. Terzo punto: perché si costruisce un’app che va sostanzialmente contro la regola base del distanziamento sociale?”.

Ci piacerebbe se queste domande diventassero materiali di un dibattito – e perché no? Anche di un contraddittorio – con la community di MEET. Si può scrivere a info@meetcenter.it.

Foto in apertura: H-Maps

Foto al centro: Flickr | Sinkdd

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