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Covid 19: un hacker per scardinare il sistema

Viviana Kasam è giornalista e fondatrice dell’associazione BrainCircleItalia, con lo scopo di divulgare le nuove frontiere della ricerca sul cervello, con la quale organizza i BrainForum, conferenze internazionali ed eventi, aperti e gratuiti sui temi dell’innovazione tecnologica e della ricerca scientifica. Nei giorni scorsi ha creato il sito controvirus.it dove, grazie alla rete internazionale di scienziati che collaborano con Braincircle, propone analisi e riflessioni per far prevalere la ragione e la pacatezza sul panico e l’irrazionalità.
Oggi ha voluto condividere con noi alcune interessanti riflessioni, eccole.

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La nostra vita è sospesa. I programmi rimandati a non si sa quando. La presenza dei nostri cari, figli, nonni, amici, bruscamente amputata. Galleggiamo nell’incertezza. Come in tempo di guerra, coprifuoco, negozi chiusi, ospedali sovraffollati. Solo che mentre in guerra il nemico è identificato, esterno a noi, oggi il nemico si annida ovunque, dentro la nostra cerchia più intima, nel fattorino che ci porta un pacco, nel barista che ci prepara il caffè, nella collaboratrice che assiste i genitori invalidi, nel collega che divide con noi l’ufficio. Affrontiamo l’emergenza senza corazze, a mani nude, l’unica prevenzione è quella di isolarci, come animali dentro la tana, chiedendoci ossessivamente chi abbiamo incontrato negli ultimi tempi che potrebbe averci contagiati.
Ma questo momento difficile può anche essere un momento di crescita, come un rito di iniziazione che ci porta a un livello più alto di consapevolezza. Una prova formativa.

Uno scienziato che stimo molto, Massimiliano Sassoli de’ Bianchi, docente presso il Centro Leo Apostel for Interdisciplinary Studies della Vrije Universiteit di Bruxelles mi ha suggerito una metafora che mi sembra molto calzante. “Il coronavirus è un hacker creato dalla natura per mostrare le vulnerabilità del nostro sistema, prima che collassi completamente”. Un wistleblower, insomma, come Julian Assange, o Kevin Mitnick o Edward Snowden per metterci in guardia contro il nostro dissennato stile di vita che sta distruggendo il Pianeta.

I campanelli d’allarme suonavano da un pezzo. Greta e il suo appello per fermare il collasso ambientale, i no global con la denuncia di un sistema produttivo che ha distrutto le piccole e medie aziende e di una finanza che ha divaricato sempre di più la forbice tra superricchi e poveri, il consumismo esasperato che produce tonnellate di rifiuti che non sappiamo come smaltire, il surriscaldamento globale con l’alternanza di uragani, siccità e inondazioni, le isole di plastica che uccidono i mari, il turismo di massa che ha reso invivibili le città d’arte e i paradisi naturali, inquinato cieli e mari, e alterato gli equilibri culturali e sociali.

E il campanello più inquietante di tutti: i milioni di profughi che fuggono da terre che non producono più il necessario a nutrirli e dove l’acqua scarseggia – i tanto vituperati migranti “economici” che i Paesi ricchi considerano di serie B, come se morire di fame fosse meno grave che morire di bombe. E come se noi italiani non fossimo stati profughi economici – ben 20 milioni nel secolo scorso cercarono all’estero un futuro migliore.

Circola sui Social e su Youtube il filmato di Preeta Krishna, maestra di spiritualità e filosofia indiana, che ci avverte che la Natura nei millenni ha scartato le specie che mettono a repentaglio l’equilibrio globale del sistema. Se vogliamo sopravvivere per sempre, se vogliamo non finire scartati, dobbiamo essere di beneficio al Pianeta Terra, che invece stiamo distruggendo con il nostro egoismo, la nostra superbia, la erronea convinzione che il mondo sia stato creato per noi ed è a nostra disposizione. “Il vero virus non è il Covid-19, siamo noi e la nostra insensibilità per ciò che ci circonda, animali, natura, mari e cieli” spiega Preeta. E se avesse ragione?

La quarantena forzata di intere popolazioni qualche risultato positivo (al di là di quelli medici) lo sta portando.

  • I cieli sono meno inquinatibasta confrontare le mappe aeree di Pechino un anno fa e oggi. Non produciamo più valanghe di rifiuti: basta passeggiare per Roma per scoprire una città finalmente pulita.
  • È boccheggiante il turismo di massa, che degrada non solo l’ambiente, ma anche la società.
    Ricominciano a respirare città come Venezia, Roma, Firenze. Invece che maree di persone che non guardano i monumenti, ma voltano loro le spalle per farsi i selfie, si riscoprono i vicini di casa, la saggezza dei vecchi, l’ironia che l’esasperazione aveva mortificato, le tradizioni locali.
  • Gli italiani hanno riconquistato l’orgoglio. Ho letto interventi interessanti sui social, di scrittori, intellettuali, ma anche persone semplici, che all’improvviso hanno riscoperto i valori della nostra cultura, tradizione, che sentono voglia di riscatto dalle umiliazioni di cui il nostro Paese era stato fatto segno –purtroppo quasi sempre meritandosele. E mi sono commossa guardando in TV tutti quegli italiani che cantano dai balconi e dalle finestre, e sui social gli inni d’Italia corredati da foto dei nostri contributi alla storia, all’arte e alla cultura. Retoriche e sentimentaloidi, forse, ma sempre meglio dei vaffa…
  • Il consumismo ha subito un duro colpo. Anche perché i negozi sono chiusi. Durerà, o finiremo nel revenge shopping, la scorpacciata dopo il digiuno?
    Ci riscopriamo umani. Non più alla ricerca di celebrities e influencer da imitare, ma felici della nostra normalità. Lo ha segnalato la giornalista Kaitlyn Tiffany sul giornale The Atlantic, che frequenta professionalmente i social: è finito il tempo di mettere in vetrina quanto si è fighi, meglio mostrare quanto si è normali. E invece della versione glamour della nostra vita, raccontare le avventure e le conquiste domestiche, facendo ricorso alla creatività e all’immaginazione per superare la depressione e la noia.
  • Abbiamo fatto un incredibile balzo in avanti nel mondo digitale. Eravamo gli ultimi, ora postano i nonni, telelavorano i burocrati della pubblica amministrazione, le Università hanno creato gruppi di esperti per l’insegnamento a distanza, forse arriverà anche la telemedicina, seguendo l’esempio israeliano che ha svuotato gli ospedali. Almeno su questo, non torneremo indietro.
    Mi auguro che dalla vita rallentata di questi mesi qualcosa rimanga dentro di noi. Il piacere di una vita più semplice, degli affetti, del tempo rallentato. La scoperta che si può vivere con meno, e salvare il Pianeta, che il benessere non si misura solo con criteri economici, ma anche sul Pil della felicità.
  • E infine, la consapevolezza della nostra fragilità. Abbiamo trascorso gli ultimi anni nell’illusione di poter sconfiggere la vecchiaia, il transumanesimo ci ha inebriati con l’idea che potremo vivere in eterno, sempre giovani ed efficienti (e belli). È bastato un microscopico virus, così piccolo che per vederlo ci vogliono strumenti potentissimi, a far fuori il nostro sogno di onnipotenza.

Non credo negli avvertimenti soprannaturali. Però è evidente che la pandemia sta scardinando le nostre certezze. Non solo quella di essere potenzialmente eterni, ma anche quella di poter disporre del mondo, della natura, delle risorse, a nostro piacimento. La speranza è che, se riusciremo a vincere la guerra contro i virus, ne usciremo più consapevoli dei nostri limiti, più rispettosi verso il Pianeta, più capaci di sfuggire all’accelerazione esponenziale delle nostre vite e dei nostri consumi, per ritrovare un migliore equilibrio con noi stessi, con chi ci sta intorno e con la Natura.

Di tutto questo parliamo su controvirus.it, il sito creato da BrainCircleItalia per mettere in rete le analisi, i consigli e le riflessioni degli scienziati internazionali che da dieci anni collaborano con noi e per cercare di far prevalere la ragione e la pacatezza sul panico e l’irrazionalità. Ci potete seguire anche sulla pagina Facebook Brainforum mandate fotografie, filmati, selfie, contributi audio. La nostra aspirazione è quella di creare una comunità di lettori che scelgono di affrontare l’emergenza come un momento di crescita individuale e collettiva.

Viviana Kasam

Foto in apertura: Flickr | Anna Leask

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