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Bauhaus e Digitale. Una certa aria di famiglia

«Insieme concepiamo e creiamo il nuovo edificio del futuro».

È questa la frase che più colpisce dal Manifesto del Bauhaus scritto nel 1919 da Walter Gropius. Un secolo dopo, quel programma non potrebbe essere più contemporaneo capace com’è di identificare un orizzonte culturale nel quale pensiero e azione, ideazione e costruzione devono congiungersi e mescolarsi. Per farlo c’è bisogno di competenze fluide, trasversali, pienamente contemporanee.

Neanche a dirlo, oggi questa liquidità è rappresentata dal digitale in tutte le sue manifestazioni. In ambito artistico con la creazione di opere immersive, sinestetiche, dinamiche, iperrealistiche e immateriali; nel contesto economico con l’affermazione del New Craft che fonde il saper fare artigianale con la manifattura innovativa e, ancora, in ambito sociale con lo sviluppo di modalità di scambio, collaborazione e partecipazione disintermediate.

Una prospettiva che ha sposato anche la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen lanciando l’idea di una nuova Bauhaus per il futuro dell’Europa.

 

La riscoperta di movimenti artistici e produttivi come Bauhaus ci permette di cogliere meglio il senso dell’evoluzione in atto senza essere travolti da un fenomeno – quello digitale – che rischia di essere etichettato come tecnologico, ma che ha radici ben più profonde di cui proprio la Bauhaus è uno snodo importante. Su queste traiettorie, MEET si muove da tempo. Nel 2019, in occasione del centesimo anniversario di Bauhaus, la presidente Maria Grazia Mattei ha curato la sezione Digital Landscapes della mostra Bauhaus 100: imparare, fare, pensare allestita a Macerata e affidata alla direzione artistica e curatela dello storico dell’architettura e del design Aldo Colonetti.

L’idea era quella di raccontare il digitale come un sistema intelligente che avanza rompendo gli schemi tradizionali delle singole discipline e aprendo nuove vie di fuga per la creatività umana. Esattamente com’è stata la Bauhaus. Se, per riprendere Gropius, il digitale è «il nuovo edificio del futuro», è legittimo chiedersi oggi com’è stato costruito e che forme avranno le fondamenta degli “edifici” a venire. Digital Landscapes proponeva un viaggio esperienziale attraverso opere in formati molto diversi tra loro (proiezioni, installazioni, virtual experience) organizzate intorno a quattro traiettorie tematiche:

  • Immersione/Opera Totale
  • Corpo
  • Human + Machine
  • Nuovi Linguaggi Espressivi

nel tentativo di sintetizzare alcune caratteristiche chiave del sistema digitale contemporaneo.

L’esposizione prendeva spunto da alcune caratteristiche che accomunano il movimento artistico nato nel 1919 con l’attuale sistema digitale, su tutte interdisciplinaritàsperimentazione di nuovi linguaggi espressiviapproccio iconoclasta. Come Bauhaus ha rotto gli schemi dell’arte contemporanea, testando nuovi processi e metodologie, proponendo un approccio olistico alla produzione artistica, anche il sistema digitale avanza con dinamiche dirompenti, unendo competenze tecnologiche e umanistiche e liberando energie creative.

Attraverso le sue quattro stazioni, Digital Landscapes rintracciava l’eredità di pensiero che affonda nella storia della Bauhaus (e non solo), offrendo una nuova prospettiva sul presente. Quattro tappe di un unico racconto che non aveva la pretesa di essere esaustivo, ma suggestivo.

L’opera immersiva virtuale Das Total Tanz Theater dell’Interactive Media Foundation è un omaggio diretto alla storia della Bauhaus e con il linguaggio della contemporaneità porta lo spettatore letteralmente dentro la creazione di spazi e visioni tipici della ricerca della prima fase della Bauhaus.

Anouk Wipprecht “aumenta” il corpo umano con i suoi abiti robotici, provocatori per forma e funzione, che ricordano la straordinaria ricerca dei primi del Novecento e spingono la percezione del corpo umano come attore di esperienze e relazioni ai confine del cyborg.

VoV di Maurice Benayoun sonda le frontiere della scienza e dà fisicità al pensiero immateriale attraverso processi complessi e innovativi come la manifattura 3D, le neuroscienze e la telepresenza. Roberto Paci Dalò, sulla scia della fortunata ricerca tipografica degli anni della Bauhaus, esponeva Typeline ovvero un’antologia di opere digitali centrate sul linguaggio e la definizione di nuovi alfabeti.

Guidato dagli artisti che firmano le opere in mostra, il visitatore di Digital Landscapes aveva una overview limitata, ma cogente, sullo Stato dell’Arte viaggiando da Singapore attraverso i Paesi Bassi per finire – non potrebbe essere altrimenti – in Germania. Il seme con Bauhaus 100: imparare, fare, pensare  è destinato a germogliare presto negli spazi di MEET in una ideale staffetta che legherà la città di Macerata a Milano, arricchendosi di nuove opere e suggestioni.

In apertura, un’immagine che ritrae l’opera VoV all’interno della sezione Digital Landscapes della mostra Bauhaus 100: imparare, fare, pensare

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