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Renaissance Dreams, la magia di Refik Anadol continua

 

Aggiornamento

Renaissance Dreams è temporaneamente chiusa al pubblico in ottemperanza al DPCM del 6 novembre. L’installazione di Refik Anadol tornerà fruibile di persona non appena possibile. Nel frattempo  puoi “sbirciarla” attraverso il Virtual Tour di MEET.

Non appena tutti gli spazi della cultura – MEET compreso – riapriranno al pubblico, potrai vivere di persona l’esperienza unica dell’immersione nell’opera di uno dei più importanti media artist del mondo, creata appositamente per il centro di cultura digitale di Milano.

Per garantire a tutti di godersi appieno questa digital experienceRenaissance Dreams resterà al MEET fino a fine luglio 2021.

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Nella sala immersiva di MEET è allestita l’installazione site-specific “Renaissance Dreamsdi Refik Anadol, il primo lavoro in Italia del media artist e regista turco, che vive e lavora a Los Angeles.

L’opera è ispirata al Rinascimento Italiano ed è composta da quattro capitoli, ciascuno incentrato su altrettanti “temi”: pittura, scultura, testi letterari e opere architettoniche, create tra il 1300 e il 1600 nel nostro paese. Un milione di immagini che restituisce solo una porzione della vertiginosa produzione artistica italiana in questi secoli.

Quella enorme mole di dati – tutti in public domain quindi riproducibili e riutilizzabili legalmente – è stata elaborata dal team di Refik Anadol composto da programmatori, designer, architetti, data scientist ed ingegneri esperti di machine learning.

Il primo passo è stato quello di far processare le immagini attraverso algoritmi GAN in grado di auto-apprendere e generare una forma multidimensionale dinamica.

Il dataset da cui è partito il lavoro di Refik Anadol

Il processo creativo uomo-macchina è così partito con una serie di passaggi tecnici molto complessi durato mesi. Il risultato finale è una “passeggiata” ipnotica sulle tracce della storia dell’arte italiana che è costruita appositamente per gli spazi di MEET.  Il corpus di opere rinascimentale re-interpretato dalla macchina è diventato altro, senza perdere di poeticità ma anzi rinnovando la connessione con il passato.

 

 

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