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Piano City in digitale. L’esperienza del Preludio

Sono usciti per strada con una flotta di coloratissimi risciò-pianoforte per riempire di note il silenzio di Milano e “bucare” la bolla dell’isolamento sociale nei primi giorni della Fase 2. Sarebbe già abbastanza per apprezzare il team di Piano City Milano, che ha progettato e curato il Preludio fra il 22 e il 24 maggio. Ma, lo confessiamo, li abbiamo intervistati per sapere come hanno organizzato un palinsesto di concerti dal vivo in streaming con artisti di tutto il mondo durante un lockdown globale. C’era un mare di rischi, intoppi, guai tecnici da prevedere. Loro si sono tuffati con coraggio, “muovendosi alla cieca”. A Manuela Rosignoli, co-direttrice organizzativa del festival insieme a Lorenzo Carni, abbiamo chiesto di raccontarci com’è andata.

 

Con Piano City Milano avete sempre tentato di ribaltare il paradigma consueto dei concerti, portando la musica a casa delle persone e le persone a casa di altre persone che amano la musica. Con Preludio i giochi si sono fatti particolarmente duri. Perché fare il festival al tempo del Covid-19?
La sfida è stata quella di mantenere lo spirito di Piano City con i suoi valori in questa epoca così complicata in cui la vicinanza fisica – uno degli elementi principali del festival – doveva essere azzerata. Abbiamo a lungo riflettuto se e come proporci. Alla fine abbiamo deciso di mantenere la nostra presenza con Preludio “nelle nostre date di maggio” per mandare un messaggio preciso, quello di essere presenti per Milano e dare un contributo alla ripartenza. Come? Trovando un compromesso fra un festival completamente digitale e una presenza fra le strade della città in un weekend nel quale eravamo ancora “a metà strada” rispetto al lockdown: si poteva uscire, ma non si poteva fare musica dal vivo. Il gesto di riportare la musica per la strada era simbolico. Abbiamo tenuto moltissimo ad essere presenti senza perdere, almeno in parte, quel rapporto fra la musica e il pubblico che caratterizza Piano City.

Che riscontri avete avuto, in termini di pubblico e coinvolgimento? Penso specialmente ai live streaming…
Il riscontro da parte del pubblico è stato caloroso e molto generoso. Ci muovevamo alla cieca, non avevamo mai fatto un festival in streaming e anche la parte “fisica” con le biciclette in strada era assolutamente nuova. Volevamo offrire un delivery di musica ai milanesi. In un momento così particolare, all’inizio della Fase 2, non sapevamo come la gente potesse vivere questa proposta. La reazione è stata eccezionale: erano centinaia le persone affacciate dai balconi quando passavano le bici-risciò, nonostante gli itinerari non venissero comunicati per evitare assembramenti. Ci sono stati applausi, grida di ringraziamento. Insomma, la parte “stradale” di Piano City è stata davvero emozionante. Per quello che riguarda lo streaming, anche lì il riscontro è stato pazzesco. Qualche numero: abbiamo registrato complessivamente oltre 800mila visualizzazioni fra sito e pagina Facebook; sono stati 275mila gli spettatori che hanno seguito le dirette streaming con punte di 5mila utenti in contemporanea. Le impression del profilo Instagram e della IGTV sono state più di 400mila. È molto interessante notare  che ci sono stati collegamenti da 120 nazioni, con una percentuale del 26% di pubblico straniero. Piano City è un festival tipicamente milanese che, negli anni, ha saputo attratto pubblico da altre città italiane. Con il Preludio siamo riusciti a raggiungere un pubblico importante al di fuori di Milano e dell’Italia, che ha condiviso le emozioni del festival anche da lontano.

Il video che racconta il Preludio di Piano City Milano.

Quali sono state le maggiori sfide che avete affrontato per progettare il palinsesto del Preludio e produrre i concerti in remoto? Penso a sfide tecnologiche e comunicative?
La principale sfida è stata quella di mettere insieme un palinsesto che potesse coinvolgere ed emozionare il pubblico. E su questo la direzione artistica ha svolto un lavoro incredibile perché il programma è stato di qualità ed ha visto la partecipazione generosa di artisti italiani ed internazionali. All’inizio c’eravamo dati dei limiti di durata e ci siamo ritrovati a dover quasi raddoppiare il palinsesto perché i riscontri positivi sono stati tantissimi. L’altra complessità del Preludio è relativa alla connessione e alla qualità del suono: volevamo offrire dei concerti che fossero all’altezza per chi suonava e per chi ascoltava. Noi abbiamo messo a disposizione una piattaforma a cui i pianisti si sono agganciati, utilizzando i propri segnali domestici che arrivavano dall’Europa, ma anche dagli Stati Uniti e dall’Australia con relativi fusi orario. C’è poi un altro aspetto, quello comunicativo. Questa edizione è stato progettata in tre settimane: siamo scattati quando è stato chiaro che avremmo potuto fare un evento in streaming, con una parte pubblica. Da quel momento abbiamo lavorato in velocità comunicando sui social e attraverso i media partner che ci hanno sostenuto, come Il Corriere della Sera, Radio Montecarlo, Amadeus, Pianosolo. E poi c’è stato il supporto del Comune e di tutta la rete dei luoghi che, negli anni, hanno ospitato Piano City e anche questa volta ci hanno aiutato ad amplificare la comunicazione e renderla capillare.

Da quante persone era composto il team e com’era gestita la macchina?
Il festival è stato messo in piedi da meno di dieci persone, che hanno lavorato agli aspetti organizzativi e di segreteria con gli artisti, alla ricerca delle partnership per la sostenibilità di questa operazione, alla gestione e moderazione dei social e del sito, che avevamo appena riorganizzato, per non parlare del team dedicato allo streaming con una regia e degli operatori che si muovevamo in alcuni luoghi. Si è trattato del lavoro di una squadra che ha lavorato giorno e notte per tre settimane, con grande passione.

Organizzazioni e professioni delle performing arts sono particolarmente colpiti dal lockdown e dalle misure di distanziamento fisico. Voi come vi state preparando per l’edizione 2021 di Piano City?
La situazione è in divenire, vedremo quando sarà il momento di decidere cosa si potrà fare. Noi abbiamo sulla scrivania diversi possibili scenari e stiamo ragionando sui più papabili. Certo è che la presenza e il rapporto speciale fra artisti e pubblico è un ingrediente speciale, unico.

Prevedete di integrare permanentemente nel vostro programma esperienze digitali?
Perché no? È un elemento di cui dovremo tener conto nella progettazione futura del festival perché, con Preludio, abbiamo fatto compagnia a tantissime persone che, in altro modo, non avremmo potuto intercettare, ricevendo commenti entusiastici e molte richieste di mantenere una parte del palinsesto in streaming. Certamente deve essere fatto nel rispetto degli artisti e della qualità del loro lavoro.

 

Fotocredits: Piano City Milano

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