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Il museo? ”Sarà un network distribuito”

“Se il tuo museo non è accessibile alle persone – ovvero non è capace di bypassare il divario digitale e di tener conto della diversità multiculturale della tua comunità – non è rilevante. Senza rilevanza, il museo diventerà un mausoleo”Nancy Proctor non usa giri di parole per spiegare come un museo può entrare nel dibattito pubblico, non solo se inaugura una mostra o accoglie una nuova opera, ma quando le “cose si fanno difficili”.

Alla direttrice del Peale Center di Baltimora e co-presidente di Museweb abbiamo chiesto di aprire il ciclo Digital Innovation for Culture destinato ad esplorare “piste” e soluzioni per il New Normal della Cultura e delle Arti Performative. Digitale e sostenibilità sono due parole chiave per il presente e il futuro delle organizzazioni culturali  – pensiamo a biblioteche, teatri, sale concerto, aree archeologiche, parchi – specie nel pieno della crisi in atto, ma c’è un’altra parola da non dimenticare ed è, appunto, rilevanza. Per questo l’incontro con l’esperta statunitense è partito dalle proteste Black lives Matter conseguenti alla morte di George Floyd, cui il Peale ha aderito.
In tutti gli USA sit-in, manifestazioni e iniziative hanno visto musei e realtà culturali dire basta (online e offline) alla discriminazione nei confronti degli afroamericani e delle afroamericane. Un’ulteriore prova di quanto un’organizzazione “incaricata” di conservare, promuovere e disseminare sapere e bellezza debba mettersi in ascolto della comunità di cui è parte, a livello locale e nazionale. E, quando serve,  non abbia paura di prendere posizione.

Durante il webinar, Proctor ci ha invitato a non considerare digitalizzazione e prossimità come elementi in contrasto. Le tecnologie sono una risorsa preziosa nell’allargare i pubblici – quanti hanno seguito le attività virtuali di uno spazio espositivo d’oltreoceano durante il lockdown, senza averci mai messo piede prima del Coronavirus? La risposta è tantissimi! – non per questo le sorti della Pinacoteca di Brera o del Museo della Scienza di Milano hanno smesso di interessarci.
Che significa? Che la cultura è un enzima, capace di generare e accrescere l’attenzione in ogni direzione (non di ridurla). Nella Fase 1 è andata proprio così: siamo stati incuriositi dall’altrove culturale, ma abbiamo scoperto di amare le realtà vicine, ne abbiamo sentito la mancanza agognando di varcare i loro portoni chiusi e i tesori divenuti inaccessibili. In breve, la reputazione di queste organizzazioni è cresciuta, e lo ha fatto a partire dalla rete.

Giunti a questa consapevolezza, occorre fare un altro passo. Secondo Proctor: “Il museo sarà un network distribuito”Se il museo si fa rete diffusa, il suo ruolo è alimentato da visitatori e da comunità diverse e integrate, il cui peso può bilanciare eventuali disfunzionalità. Esattamente come accade (o dovrebbe accadere) in una società equa capace di generare osmosi bilanciando lo spazio offerto alle sue componenti. Presto l’intera lecture digitale di Proctor sarà disponibile sul nostro sito. E per finire, ci piace condividere con te qualche dato sull’evento:

• +900 persone connesse all’incontro digitale
• 100 città coinvolte
•460 voti ai sondaggi in tempo reale
• il report visivo realizzato in tempo reale da Marcello Petruzzi di Housatonic

e per finire, qui sotto puoi visionare i dati relativi all’interazione con i partecipanti al webinar…

Foto in apertura: Ernest Shaw, Jr. and Gaia, “Legacy” (2014)
Photo by Dixie Clough

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