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Frank Rose

FRANK ROSE è l’autore di Il mare in cui nuotiamo, pubblicato nel 2021 negli Stati Uniti e nel Regno Unito – e dal 21 aprile disponibile anche in Italia con Codice Edizioni –, e nominato uno dei migliori libri di saggistica dell’anno dal Next Big Idea Club. Il suo libro precedente, Immersi nelle storie, si è affermato come testo di riferimento che ha mostrato come la tecnologia stia cambiando l’arte della narrazione. Nato da un decennio di reportage su media e tecnologia per Wired, è stato definito “un grande viaggio” dal britannico New Scientist e “una bibbia dei nuovi media” dal quotidiano la Repubblica.

Senior fellow presso la Columbia University School of the Arts, Frank insegna ai dirigenti d’azienda come direttore di facoltà del seminario di Strategic Storytelling, presentato in collaborazione con la Columbia Business School. È anche direttore del pionieristico Digital Storytelling Lab della Columbia, dove nel 2016 ha lanciato l’annuale Digital Dozen: Breakthroughs in Storytelling awards per segnalare e premiare gli approcci narrativi più innovativi.

È specializzato nell’analisi del pensiero narrativo e del potere dello storytelling immersivo. Ha tenuto conferenze ad ad:tech Sydney, Film4 Innovation Summit, The Guardian’s Changing Media Summit e Sheffield Doc/Fest; ha discusso del futuro dei media a Stanford, MIT, al South by SouthWest, all’Ars Elecronica e al Politecnico di Milano; e ha tenuto lezioni alla USC, NYU e altre prestigiose università oltre alla Columbia. Ha affrontato vertici di marketing globale presso Timberland e Univer, ha partecipato ai simposi di R&S presso il MOMA e la sede BBC, è stato invitato a parlare nelle sedi di Google e Lucasfilm e ha condotto workshop presso L’Oréal, TBWA\Chiat\Day e le Nazioni Unite.

Originario della Virginia, Frank si è laureato in giornalismo alla Washington & Lee e si è trasferito subito dopo a New York. Ha iniziato a coprire la scena punk al CBGB per il Village Voice, raccontando l’ascesa di Patti Smith, dei Ramones e dei Talking Heads. In quel periodo ha collaborato con il fotografo George Bennett per Real Men. Sex and Style in an Uncertain Age, un libro sugli stili di mascolinità che presentava sette tipi di uomo: un cadetto militare, un punk rocker, un giocatore di hockey professionista, un designer gay, un operaio siderurgico, un agente di borsa playboy e un attore di Hollywood. In seguito, come contributing editor di Esquire, nei primi anni ’80 ha documentato una varietà di subculture: New Wave a New York, generali e burocrati al Pentagono, surfisti cristiani nella California meridionale, imprenditori nella Silicon Valley. Tra i primi columnist di riviste nazionali a dedicare reportage alla tecnologia digitale, si è tuffato nella controversia sull’intelligenza artificiale con Into the Heart of the Mind, diventato un best-seller nella Bay Area, sui ricercatori di Berkeley che cercano di programmare un computer con senso comune.

Nel suo libro West of Eden. The End of Innocence at Apple Computer, Frank ha approfondito il culto della Macintosh e la lotta di potere tra Steve Jobs e John Sculley, che si è conclusa con l’espulsione di Jobs dalla società. Il libro è ora disponibile in un’edizione aggiornata, anch’esso è diventato un best-seller nella Bay Area e stato nominato tra i dieci migliori libri di business del 1989 da Businessweek. Ha poi rivolto la sua attenzione a Hollywood, diventando collaboratore della rivista cinematografica Premiere e raccontando figure come Tim Burton e Jeffrey Katzenberg. Su suggerimento della “superagente” Sue Mengers, ha trasformato la storia della leggendaria agenzia William Morris in The Agency. William Morris and the Hidden History of Show Business, una saga multi-generazionale di lealtà e tradimento in quello che una volta era il principale vivaio di talenti di Hollywood.

Nel 1997 ha iniziato a collaborare con Fortune, dove ha ampliato la sua attenzione da Hollywood ai conglomerati mediatici globali che la dominavano – News Corp., Walt Disney, Time Warner, Sony, Viacom e Universal – e i magnati (spesso egoncentrici) che li controllavano. Due anni dopo si è unito a Wired come redattore e nel decennio successivo ha raccontato, tra l’altro, della Samsung e l’ascesa del tecno-stato sudcoreano, della “carriera postuma” di Philip K. Dick a Hollywood e della realizzazione di Avatar di James Cameron. Quando si è reso conto che la tecnologia digitale stava cambiando il modo in cui raccontiamo le storie – che le stava rendendo non lineari, partecipative e immersive – ha lasciato Wired per scrivere Immersi nelle storie.

I saggi e i reportage di Frank Rose sono apparsi anche su The New York Times Book Review e The New York Times Magazine, Los Angeles Times, The Atlantic, New York, The New Yorker online, Rolling Stone, strategy+business, Travel+Leisure (dove è stato contributing editor alla fine degli anni ’90) e Vanity Fair. Oltre al suo lavoro di conferenziere, consulente e accademico, attualmente collabora con il New York Times, il Wall Street Journal e altre testate.

Vive nell’East Village di Manhattan e ama viaggiare.

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