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Symphony for the Metaverse | intervistiamo George Vitale

Il terzo piano del Meet è nel Metaverso.
È un piano virtuale, ma in stretta relazione con la realtà, il proseguimento degli spazi e delle attività.
Da questo spazio aperto e visitabile a tutti, andiamo nell’allestimento di Symphony for the Metaverse la mostra curata da George Vitale, che nei prossimi giorni a partire da giovedì 22 settembre sarà la sede di incontri e di visite, il calendario e le informazioni le trovate a questo link.
Ma cosa comporta realizzare una mostra d’arte nel  Metaverso, quali i problemi le scelte che vanno fatte per realizzarla?
Queste domande le abbiamo poste al curatore.

George Vitale

MEET – Nella tua esperienza di curatore di exhibition digitali, hai avuto modo di affrontare le diverse problematiche tecniche e organizzative di eventi ibridi e virtuali. Quali sono i principali problemi da affrontare con questi eventi? Ci sono somiglianze con gli eventi fisici o sono nettamente un’altra cosa?

George Vitale – Il tema dell’accessibilità nelle mostre online è molto importante, e’ l’aspetto chiave. Garantire ad un pubblico forbito (e non) con piattaforme come Hubs un’ottima esperienza della mostra stessa. Il più delle volte, è necessario supportarlo ed educarlo: per esempio, spiegare il funzionamento dell’ambiente stesso o la fruizione dei lavori d’arte. Un ambiente virtuale ha bisogno di un programma serrato e ben organizzato, che faccia da corollario alla mostra stressa, capace di affascinare ed attrarre il pubblico, per rendere vivo lo stesso ambiente, e farlo camminare sui propri piedi. Come vedi le similitudini con gli eventi fisici ci sono, tante mostre fisiche hanno un programma di eventi associato alla mostra. Anche negli eventi fisici c’è bisogno della presenza per l’interazione con il pubblico. In conclusione, sono simili alle mostre virtuali ma diverse nel proprio genere.

MEET– Le opere presentate in Symphony for the Metaverse sono di artisti che hanno una particolare attitudine con i processi creativi digitali nei mondi virtuali? Oppure ci sono artisti che li hanno affrontati per la prima volta?

George Vitale – Entrambi. Molti dei sound artists esibiti nella mostra non avevano precedentemente lavorato in un ambiente virtuale in 3D o piattaforme come Mozilla Hubs. È questo che rende la mostra unica nel suo genere a mio modo di vedere. L’attitude sperimentale mostrata dagli artisti nuovi al medium e quelli invece piu’ familiari con lo stesso. Assieme abbiamo composto la symphony che risuona attualmente nel metaverso del MEET.

MEET – Mozilla Hubs, ne abbiamo già parlato, non diversamente da tutte le piattaforme di realtà virtuale hanno vantaggi e svantaggi. La scelta di uno o dell’altra dipende da quali obiettivi vogliamo raggiungere, per cosa le usiamo. Cosa ha reso così diffuso fra gli artisti l’uso di Hubs, ma volendo immaginare una piattaforma perfetta per l’arte, quali caratteristiche dovrebbe avere?

George Vitale – La caratteristica principale che ha reso Hubs così diffusa tra gli artisti e’ la sua semplice accessibilità senza frizioni. Tutto quello di cui hai bisogno per promuovere la mostra e’ un link e puoi visitarla da uno smartphone, browser o con i visori di VR. Inoltre, poche piattaforme hanno coltivato l’aspetto social così bene come Hubs. Con Synthesis abbiamo organizzato dei panels, workshops, delle performance, tutte all’interno di Hubs che hanno riscosso un grandissimo successo. Per esempio, Matthew Gantt, co-curatore della mostra in visione al MEET, fu artefice di una performance memorabile  (FEELINGS – The Fountain by Matthew Gantt ) nella exhibition che organizzammo durante la pandemia, nel Novembre del 2020, con all’incirca 30 persone all’interno di Hubs nello stesso momento. Fu memorabile perché dimostrammo che si possono portare nuove audience all’interno di uno spazio virtuale per vivere la stessa esperienza, per vivere l’arte insieme come esperienza collettiva. Hubs ti permette di creare facilmente il tuo avatar e stabilire la tua nuova identità’ nel digitale, ti permette inoltre di caricare foto e video e di contribuire come visitatore all’ambiente stesso. La libertà di sperimentare che ha garantito agli artisti e’ unica nel suo genere.

Rispondendo alla seconda parte della tua domanda: una piattaforma ideale non ci sara’ mai perchè ci sarà sempre una piattaforma migliore di un’altra. Viviamo e lavoriamo per migliorare la tecnologia esistente. La pandemia ci ha insegnato che le mostre online funzionano e funzionano molto bene, hanno un’attrattiva, un fascino tra gli art appreciators. La pandemia ha messo l’accento sull’aspetto social di queste piattaforme, mai come ora così importante. Se si riuscisse a migliorare l’esistente, garantendo una piattaforma con un importante numero di polygon count, che assicuri uno spiccato elemento sociale capace di portare quante più persone a viver l’arte insieme, magari sperimentando con nuovi trends come l’augmented reality o gli NFTs. Promuovendo nuove frontiere e portando l’arte dove finora non si è vista o si è vista poco: la sperimentazione rimane l’elemento chiave che accomuna il mondo dell’arte digitale e che è capace di ammaliare e lasciare il pubblico a bocca aperta.

Bio:
George Vitale è curatore, art advisor e gallerista con sede a Berlino. La sua area di interesse è l’impatto della tecnologia e del digitale sulla società, attraverso la lente dell’arte. Nel 2017 ha fondato la prima galleria d’arte sui nuovi media incentrata sull’arte immersiva, chiamata synthesis. synthesis è una miscela immersiva di tecnologia e arte esposta sotto lo stesso tetto, che presenta esperienze all’avanguardia di artisti e visionari della new wave attraverso la realtà virtuale e aumentata. Nei primi quattro anni e mezzo di attività di synthesis, la galleria ha prodotto una ventina di mostre di new media art a Berlino e all’estero, online e on chain, e ha partecipato a diversi festival d’arte come Transmediale e re:publica. Vitale è un mentore dedicato al primo incubatore culturale del New Museum, NEW INC, per per creativi che lavorano all’intersezione tra arte, design e tecnologia.

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