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Quando le auto circoleranno da sole…

C’era una volta… anzi ci sarà. Proviamo a immaginare quando le auto circoleranno da sole. Abituati come siamo alle promesse delle tecnologie, viviamo quello che solo una decina di anni fa era un puro esercizio intellettuale, una promessa lontana, come l’ennesimo upgrade di una realtà già assodata, a cui va aggiunta un po’ di novità. Siamo così pieni di promesse che passare dal world wide web alle Intelligenze Artificiali ci pare tutto sommato un percorso prevedibile, mentre non lo è affatto. Nulla nella breve storia delle tecnologie driverless era più plausibile, niente se non la narrazione fantascientifica di una utopia.

Ora però che l’utopia è cronaca, non meno abbiamo bisogno, comunque, di storie per rappresentarla, calandola in un ipotetico quotidiano che ce la faccia capire. Solo così, attraverso una mediazione necessaria in ciò che abitualmente ci circonda, in quello che viviamo ogni giorno, possiamo più facilmente immaginare quello che sarà. A farci immaginare il nostro futuro attraverso la narrazione e la testimonianza di un futuro probabile prendiamo spunto da un articolo del The New York Times Magazine che ha affidato ad altrettanti autori farci intravvedere la trasformazione in atto e i suoi sviluppi.

La Città senza segni ci parlerà ancora?

Oggi la città ci parla attraverso la segnaletica, che ci guida e ci istruisce su quello che ci circonda. Ma al tempo dell’autoguida a che serviranno i semafori? Il semaforo potrebbe essere la prima parte di quel mondo iconografico a trasformarsi, o scomparire del tutto, una volta entrati pienamente nell’età della guida automatica.

Clive Thompson è l’autore di “Smarter Than You Think:How technology is changing our minds for the better.”

La città con pilota automatico

“Una città è un costrutto culturale, anche se comporta la diffusione di tecnologie. Una città non è sola scienza.” Possiamo affidare il nostro futuro solo agli esperti dei trasporti? A chiederselo è Marshall Brown, un professore associato di architettura presso l’Illinois Institute of Technology, creatore del progetto City “driverless”, un’iniziativa di ricerca interdisciplinare alle I.I.T. che richiede un approccio giocoso, rigoroso in previsione del futuro completamente autonomo.

Anna Wiener è una giornalista con sede a San Francisco.

Il parabrezza della realtà aumentata

I finestrini delle nostre auto di oggi consentono di individuare un parcheggio o di cercare quel piccolo caffè con il segno sbiadito, ma non possono aiutarti a trovarli. Né possono mostrarti esattamente dove porterà quell’uscita dell’autostrada o identificare lo strano edificio che hai appena passato.
Ma prossimamente le stesse finestre potrebbero essere sostituite con vetro olografico o un display a cristalli liquidi, su cui si potrà visualizzare previsioni meteorologiche, recensioni di ristoranti e Alberghi, dettagli sulle attrazioni turistiche più popolari, ma anche essere bombardati alla nausea di annunci, pubblicità, recensioni di film…

Ferris Jabr è un giornalista con sede a Portland, Oregon

Il sequestro del tempo

Quando l’auto guiderà autonomamente, ed io non sarò più occupato a farlo, come passerò il mio tempo? Come ora, si può dire, se sei un passeggero: dormicchi, guardi fuori, leggi o sfogli i contenuti del tuo smartphone.
Eppure, impiegare tutto questo tempo libero dal lavoro, qualcuno prima o poi, penserà che sia uno spreco.
“Un grande interrogativo sull’auto senza conducente sarà che cosa ne faremo del nostro nuovo tempo libero, recandoci al lavoro. Il modo come attualmente riempiamo il tempo di inattività mi porta a credere che qualche forma di immersione digitale avrà la precedenza… “

Rahawa Haile è uno scrittore eritreo-americano di racconti e saggi.

Nonstop Teenager Party

Gli algoritmi dei comportamenti guideranno i nostri desideri di libertà? L’auto è libertà di movimento e questo è un incentivo per la trasgressione in un teenager.
L’Auto autonoma trasformerà ulteriormente la vita di un adolescente. Anab Jain, uno dei fondatori dello studio di design Superflux, dice che il driverless ispirerà nuove modalità di socializzazione “una nuova gamma di comportamenti che permetteranno loro di celare l’identità della vostra auto o i propri dati”.
“L’intera nozione di libertà cambierà,” dice Jain, “anche se alcune delle destinazioni rimarranno le stesse: strade buie o tranquilli parchi statali dove non arriva il GPS saranno tra i siti più cool.”

Geoff Manaugh è l’autore di “Of a thief City guide”.

Il tuo pusher autonomo

Gli spacciatori tendono scegliere le auto agli estremi: o auto anonime, o al contrario potenti fuoriserie. A queste si aggiungeranno forse le auto driverless, sicure ed insospettabili corrieri. In fondo basterà mettersi d’accordo con il tuo cliente, che richiamerà l’auto corriere. A quel punto basterà salire, recuperare la merce (non si è impegnati a guidare, non c’è nessuno con cui condividere anche un fugace incontro) e scendere indisturbati, dopo aver pagato. Ma forse non sarà poi così tranquillo, ci sono mille modi con cui la polizia può tracciarti…

Jamie Lauren Keiles è uno scrittore di New York.

Polizia senza multe

Un bel problema, dare del lavoro agli agenti della polizia. Quali potranno essere le infrazioni nella self driving society? Dalle infinite possibilità oggi di infrangere le leggi e la conseguente emissione di contravvenzioni, il futuro vede drasticamente calare la possibilità di comminare multe, ma potrebbe d’altronde emergere in un mondo di auto perfettamente pilotate un nuovo soggetto punibile: il pedone, il ciclista e chiunque viaggi per strada senza pilota automatico…

Cook Gareth è uno scrittore di Medium

Tutte queste riflessioni non sono proiezioni fantastiche, ma veri e propri aspetti plausibili di un’innovazione che ha solo la fisiologica necessità del tempo per realizzarsi. Questi sono ben descritti da Kevin Kelly come fenomeni “inevitabili”, linee, tendenze evolutive complesse di cui non sappiamo bene come si concretizzeranno, ma che si attuano inevitabilmente spinti dai processi evolutivi in atto nella cultura e nella società che li generano.

La mobilità è dunque un sistema culturalmente complesso, che necessita di uno sguardo ampio e capace di cogliere i molteplici aspetti del cambiamento. Qui al MEET abbiamo condiviso e discusso con Italo Rota, architetto visionario e capace di cogliere sfumature determinanti la comprensione dell’innovazione, le tante facce che costituiscono il poliedro di quello che viene chiamata mobilità. Il nostro incontro si è svolto nell’Immersive Room di MEET, e ci ha dato l’occasione di un vero “video-bath” nelle immagini della mobilità e della sua evoluzione verso l’elettrificazione.

 

Il percorso è segnato da tappe, keyword che Italo ci ha indicato per proseguire verso l’innovazione: la critica al sistema digitale energivoro e la necessità di una ecologia del digitale e di un conseguente pensiero etico necessario a ridisegnare i cambiamenti del sistema città che big data e l’intelligenza collettiva delle macchine andranno a operare sulla nostra vita e sul nostro modo di intendere e vivere la mobilità, anche alla luce anche della cronaca di questi giorni, dove il Covid riporta alla mobilità individuale, che si pensava ormai superata, ma che invece torna di attualità, dunque automobili da indossare, dove il comfort impone nuove regole.

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