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Le città intelligenti non esistono | Around Mobility

“L’espressione smart city è interessante ma non importante, dato che nessuno si preoccupa di definirla. Smart è una fantasiosa etichetta politica usata da un’alleanza contemporanea tra urbanisti di sinistra e imprenditori tecnologici.”

Fin dal suo incipit non abbiamo dubbi sulla piega che sta prendendo: Bruce Sterling ci prende per mano e ci accompagna sulle strade di una città che si presenta diversa dal celebrato futuro delle sorti magnifiche e progressive che la narrazione tecnofila ci vuole dare. Certo, Sterling è uno dei padri della distopia cyberpunk, ci ha già raccontato diverse volte la visione dello sprawl urbano buio e piovoso dove si intrecciano le narrazioni e le vite di una generazione di scrittori visionari anticipatori della città d’oggi e sempre più probabilmente, di domani. Comunque fa sempre una certa impressione la realtà nella quale ci cala, con eleganza e brutalità.

“Le città del futuro non saranno intelligenti, ben progettate, efficienti, pulite, giuste, verdi, sostenibili, sicure, sane, economiche o resilienti. Né avranno alti ideali di libertà, uguaglianza o fratellanza.
La smart city del futuro sarà internet, il cloud, e un sacco di altri gadget messi in campo dalle amministrazioni comunali, per lo più con lo scopo di rendere le città più attraenti per il capitale. Quando questo sarà fatto bene, aumenterà l’influenza delle città più attente e ambiziose, facendo apparire i sindaci più degni di essere eletti. Quando sarà fatto male, somiglierà molto alle logore carcasse delle precedenti ondate d’innovazione urbana, come ferrovie, linee elettriche, autostrade e oleodotti. Ci saranno effetti collaterali e contraccolpi negativi che neanche il più saggio degli urbanisti potrebbe prevedere. Queste città intelligenti non saranno paradisi dell’efficienza”.

Insomma, l’intelligenza dell’internet delle cose e delle persone, l’economia della condivisione, la disintermediazione, il protocollo del consenso, al posto di renderci cittadini più consapevoli e felici, ci riporta di fatto in un’età feudale, sottoposti al diktat ambiguo di un dilemma perverso che ci vede dover scegliere fra più o meno controllo, più o meno sicurezza e tutto a scapito della libertà.

L’ineluttabilità dell’inurbamento tecnologico segna il nostro futuro, ma non ci rende più liberi, al contrario, presenta come soluzione alle nostre esigenze di cittadini una teoria del controllo che al posto di farci rabbrividire ci fa sentire sicuri, più sicuri di altrove.

“Le città intelligenti giocheranno la carta dell’intelligenza per far valere i loro vantaggi competitivi. Invece di essere piattaforme aperte a tutti che funzionano alla velocità della luce, globali e multiculturali, diventeranno comunità chiuse digitali, con codici di funzionamento complessi, ingannevoli e disonesti quanto il regolamento sulla privacy di Facebook”.

Incapaci di intravvedere oggi un tipo di patto sociale diverso da questo. Eppure siamo convinti che l’aria della città renda liberi, come sintetizzava un antico motto nato all’alba della modernità europea che indicava l’ingresso nelle città come a luoghi di libertà dai vincoli feudali.

Cogliamo questo articolo di Sterling pubblicato su Internazionale e tradotto da Federico Ferrone, come una provocazione, o un monito a cercare di immaginare futuri diversi per le nostre città. Futuri diversi dove la scelta tra libertà e sicurezza non passa necessariamente per il controllo, e che veda piuttosto nella cittadinanza di rete: identità, trasparenza ed una rinnovata autorità etica.

È ora che MEET dica la sua, dando spazio a voci e punti di vista di intelligenza critica e che riportiamo nel nostro dialogo con la  community. Da questa idea nasce il progetto Around Mobility in collaborazione con Peugeot. L’obiettivo è quello di offrire punti di vista diversi e stimolanti, accendere curiosità e rispondere a nuove domande. 

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