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Performance future. Intervistiamo Simone Arcagni

Simone Arcagni. Se volete avere un quadro dello stato dell’arte – ci hanno detto – una evidenza chiara di ciò che le tecnologie del web 3 stanno portando nelle arti performative, chiedetelo a lui.
Buon consiglio, e pure Simone è più che un amico di MEET, è tra i testimoni che ha partecipato con entusiasmo alle radici del nuovo, (qui trovate la sua intervista) lasciandoci in affidamento uno dei gadget più cutie: un piccolo tamagotchi desideroso di cure. Detto e fatto, ci siamo incontrati in call per uno scambio di idee, che troverete qui sotto registrate in un piccolo podcast.
Per rendere più agevole l’ascolto, abbiamo diviso in tre parti l’intervista intermezzando le nostre domande scritte con le sue risposte.

Simone Arcagni in questi giorni a Settimo Torinese per Il Festival dell’Innovazione è Professore all’università di Palermo, studioso, consulente curatore e divulgatore di nuovi media e nuove tecnologie, Collabora con «Nòva-Il Sole24Ore», «FilmTV», «Tascabile», «Segnocinema», «Che Fare» . In qualità di consulente scientifico ha lavorato e lavora per diversi enti e istituti (Rai, Meet – Centro Internazionale di Cultura Digitale, Rome Videogame Lab, VRE, Invisible Studio…), e dal 2021 è anche consulente per i nuovi media e le nuove tecnologie per il Museo Nazionale del Cinema di Torino ed è il referente scientifico dell’Unione degli Editori e dei Creators Digitali di ANICA.

Simone Arcagni

 

Meet – Abbiamo  da  poco  avuto l’esperienza di vivere la performance di Gilles Jobin qui al Meet, uno spettacolo digitale che apre una nuova stagione della performance. Puoi farmi un quadro della evoluzione stilistica e tecnica che le nuove tecnologie stanno portando nelle arti performative, teatro e danza in particolare? Quali sono le innovazioni più significative attuali e lo stato dell’arte delle live performance?

Meet – È veramente affascinante come il digitale abbia come conseguenza prima una vera e propria transizione, come se tutto in qualche maniera perdesse i bordi che separavano gli stilemi, le forme, le tecnologie… Ci domandiamo: sono cambiati anche i luoghi della performance? Il digitale, e soprattutto l’immersività ci porta ad una visione individuale, che non ci vede raccolti in un unico spazio da condividere fisicamente… In che direzione stiamo andando?

Meet – Siamo arrivati a parlare di cose veramente vertiginose. Già il web ci ha presentato il suo straordinario paradigma totalizzante, ed ora il Metaverso ce ne presenta uno ulteriore, ancora più complesso e profondo, dove non soltanto apprendiamo, ma dove noi viviamo… Ed ecco la domanda. In questo spazio ci andiamo dentro! dunque, lo spettatore forse non è più uno spettatore, ma “parte in commedia”. Siamo pronti a questo? Siamo in grado di confrontarci con questa vertigine?
E per ultimo, dopo tutti questi cambiamenti, che cosa non cambia?
Abbiamo bisogno ancora di un terreno solido sotto i piedi!

 

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