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Robot e persone. Il futuro di una società umanoide

Flickr: Ars Electronica
SEER: Simulative Emotional Expression Robot / Takayuki Todo (JP)

Per secoli si sono prese in esame le caratteristiche della specie umana e quelle animali, creando un ampio dibattito su quali siano gli effettivi punti in comune e quali siano le differenze che le contraddistinguono, oggi all’orizzonte di un futuro in continua evoluzione e sempre più prossimo, possiamo aprire una discussione ancora più ampia:

Che differenza ci sarà tra l’essere umano e un robot umanoide?

Per robot umanoide – come si può intuire – intendiamo una macchina dotata di intelligenza artificiale che ha sembianze umane. L’arduo compito che la robotica umanoide affronta è quello di riprodurre il più fedelmente possibile, addirittura provando a migliorare, le attività cognitive e fisiche della persona. Essendo automi creati dalle persone allo scopo finale di realizzare questi dispositivi a nostra stessa immagine e somiglianza, viene spontaneo chiedersi se in futuro esisteranno effettivamente differenze tra queste intelligenze artificiali bipedi e le persone.

Nella cronaca non mancano esempi di umanoidi che vengono trattati alla pari delle persone. Uno dei casi più eclatanti è quello di Sophia: Sophia è un robot umanoide con sembianze femminili (i cui tratti sono ispirati al viso di Audrey Hepburn) attivata nel 2015 che riesce a parlare con le persone e ad avere un proprio senso dell’umorismo, riprodurre ben 62 espressioni facciali e per finire riesce ad esprimere emozioni. Si è aperta una grossa discussione attorno alla sua figura quando, nell’ottobre del 2017, ha ottenuto la cittadinanza dall’Arabia Saudita diventando così il primo robot nella storia ad essere cittadino di uno Stato.

Flickr: ITU Pictures | AI for GOOD Global Summit
Il robot Sophia (Hanson Robotics Ltd) interviene all’AI for GOOD Global Summit di Ginevra in Svizzera,  7 – 9 giugno, 2017

Un robot androide può essere considerato alla pari di un essere umano? Ricevendo una cittadinanza sembrerebbe avere gli stessi diritti e doveri. Può quindi un’intelligenza artificiale come Sophia votare, comprare un’immobile, viaggiare con un passaporto regolare? Ovviamente le opinioni sono contrastanti. In tutto il mondo ci si è iniziato a chiedere se fosse eticamente corretto che venissero concesse diritti così sostanziali a macchine, seppure molto intelligenti ed antropomorfe.

Un altro tema all’ordine del giorno è quello dell’impatto dei robot umanoidi nel mondo del lavoro. Un esempio? In Giappone per un periodo di tempo un robot minami (non completamente autonomo) con sembianze femminili è diventato una commessa con il compito di convincere i clienti a comprare maglioni di cashmere molto costosi. Il risultato è stato sorprendente: rispetto ad altre 25 commesse umane operative sullo stesso piano, la commessa artificiale è arrivata al sesto posto per vendite.

 

Flickr: Jiuguang Wang
Humanoid robot Simon playing with blocks at AAAI 2010

Molto interessanti sono i punti di vista delle persone che progettano intelligenze artificiali robotiche, personalità come Kohei Ogawa. L’ingegnere giapponese, oltre ad essere un ricercatore di fama internazionale, è un docente di robotica e intelligenza artificiale già allievo di Hiroshi Ishiguro, che afferma senza timore: “Non dovremmo avere paura dei robot”. Ogawa è stato uno dei componenti del team che creato e sviluppato Erica: umanoide con tratti femminili che è grado di interagire in modo autonomo e riprodurre moltissime espressioni facciali al punto da affidarle la conduzione di un telegiornale.

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