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Un botta e risposta tra Pierdomenico Baccalario e Matteo, We are Müesli.

Si comincia parlando di Squid Game, la nota serie sudcoreana che ha fatto milioni di visitatori su Netflix, passando per Battle Royale, libro uscito nel ’99 e Fortnite, il videogioco caso degli ultimi 3 anni. Sono tutti esempi interessanti dove, ipersemplificando, chi resta per ultimo vince.

E devi uccidere gli altri, perché se a morire sei tu non sarai mai il vincitore no?

Con tutte le conseguenze morali che ne derivano, Pierdomenico e Matteo ci parlano di tre storie di grandissimo appeal sui giovani, che possono aiutare chi opera nel mondo dei ragazzi ad affrontare temi profondi. Vita, morte… Quando si ferma l’etica, cosa leggo? Ecco, Battle Royale è un libro violento, dove tutti sono contro tutti, ma questo non significa che non sia da leggere, bisogna solo capire il modo giusto per “affrontarlo”. Quale errore non dobbiamo compiere? Mettere una serie, un libro o un videogioco dentro un particolare contenitore, perché significherebbe semplificarlo, forse troppo.

Parlando di generi, durante l’incontro con i due esperti, abbiamo attraversato il western e il fantasy, entrambi che vanno a braccetto con il mondo del videogioco. In alcuni casi possiamo parlare della stessa storia, del medesimo universo narrativo ed immaginario che attraversa media diversi, forme diverse, con altrettanti adattamenti. L’estetica paga, ce lo ha insegnato MinaLima, ecco perché dobbiamo sempre più abituarci a individuare e scegliere prodotti che abbiano linee grafiche molto esplicite, definite e curate. Un esempio? Il Signore degli Anelli, dove è stato fatto tutto il contrario di tutto, una storia che comincia fra due amici: C.S. Lewis e Tolkien. Insegnavano entrambi al college a Oxford, con il giovedì libero andavano al pub e si raccontavano aneddoti e storie con un’unica caratteristica: non esistevano! Tolkien aveva un grande nemico: il lampione elettrico davanti alla camera di casa sua, che non lo faceva dormire bene. Ecco l’ispirazione per Lewis: un lampione tra il mondo di Narnia e il mondo reale. Allora Tolkien comincia a scrivere LOTR dove a controllare tutto il mondo è un signore che controlla un anello. Il rapporto tra i due continua così, con dei botta e risposta fantasy in cui parlano della vita di tutti i giorni. Ne derivano videogiochi, giochi di ruolo belli, facili e appassionanti. “E secondo me è una buona idea per le biblioteche o per chi ha a che fare con dei ragazzi” – dice Pierdomenico. Di giochi di ruolo ce ne sono anche in tanti universi narrativi. “Faccio il mio caso: da ragazzino, era ciò che mi ha in qualche misura formato e appassionato in piena adolescenza” – replica Matteo.

Si parla anche di STORIA* intesa con la S* maiuscola, partendo ancora una volta da un videogioco, Paper Please, 2013, di un autore molto interessante e prolifico che si chiama Lucas Pope. Un gioco particolare: nei panni di un funzionario di frontiera che lavora esattamente al confine tra due stati, ci troviamo ad approvare o negare il permesso di transito. Le persone che via via si presentano hanno intenzione di varcare la frontiera, di valicare questo muro; sta a noi controllare i documenti e tra mille dilemmi morali sul rispettare la burocrazia ossessiva a cui siamo sottoposti o forzare le regole. Significa interagire con queste storie che ci calano letteralmente dall’alto. Il tema è: diamo fiducia o no? Pierdomenico ci consiglia un libro di Christian Antonini che dal muro di Berlino prende ispirazione per una partita di calcio che non si può disputare dal momento che la finale si dovrebbe giocare prima che venga innalzato il primo muro. Fuorigioco a Berlino racconta il punto di vista di ragazzini, disinteressanti dell’est e dell’ovest, degli americani o dei sovietici, interessati solo a terminare la loro partita. Ci riusciranno? Molto probabilmente sì, ma con mille avventure. Ecco dunque che anche la storia può essere usata per insegnare ai ragazzi, attraverso i loro occhi, la fiducia verso gli altri.

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